
Tra un’emergenza e l’altra, dai dazi di Trump agli scenari geopolitici in Ucraina e Medio Oriente, da due anni a questa parte l’UE è tornata a occuparsi con continuità del suo “gioiello della corona”, il mercato unico europeo, e del suo completamento.
Dal rapporto di Enrico Letta agli appelli di Mario Draghi sulla necessità di rimuovere i cosiddetti “dazi interni” – le barriere al mercato interno che frenano la crescita – la convergenza sul tema appare ampia.
Le ultime iniziative della Commissione si muovono in questa direzione. Dapprima la roadmap One Europe, One Market, poi la nuova comunicazione sulla Better Regulation. Due iniziative collegate e con un obiettivo comune: ridurre gli ostacoli allo sviluppo economico rendendo più lineare il funzionamento dell’Unione e promuovere un’integrazione più compiuta, che consenta di sfruttare il pieno potenziale di un’area che riunisce circa 450 milioni di cittadini e genera un Pil da 18 mila miliardi di euro.
Mercato unico europeo: la roadmap UE per il rafforzamento entro il 2027
La tabella di marcia One Europe, One Market, pubblicata il 24 aprile 2026, elenca una serie di iniziative legislative e non legislative su diversi ambiti di azione prioritari per contribuire al completamento e al rafforzamento del mercato unico entro la fine del 2027. Il documento è stato firmato dalle Presidenze del Consiglio dell’UE, dal Parlamento europeo e dalla Commissione, e riflette la volontà delle tre istituzioni di procedere lungo un percorso comune, con scadenze, verifiche periodiche e responsabilità condivise.
La strategia si fonda su tre pilastri tra loro interconnessi: un mercato unico più forte e integrato, una politica commerciale orientata alla diversificazione dei partenariati e alla riduzione delle dipendenze strategiche, e una politica industriale capace di rafforzare la capacità produttiva e innovativa dell’Unione, nel rispetto dei diritti sociali.
Le barriere che frenano competitività europea e mercato interno
Le direttrici di azione sono diverse. La prima riguarda la rimozione delle barriere residue che ancora limitano la libera circolazione di beni e servizi, le cosiddette “terribili dieci” (Terrible ten):
- Complessità nell’avvio e nella gestione delle attività d’impresa
- Eccessiva complessità della normativa dell’Unione europea
- Scarso senso di responsabilità degli Stati membri nei confronti del mercato unico
- Ostacoli al riconoscimento delle qualifiche professionali
- Ritardi nell’elaborazione delle norme tecniche, con effetti negativi sull’innovazione e sulla competitività
- Frammentazione delle norme su imballaggi, etichettatura e rifiuti
- Obsolescenza delle norme armonizzate sui prodotti e carenze nel rispetto dei requisiti di conformità
- Normative nazionali sui servizi restrittive e divergenti tra Stati membri
- Procedure onerose per il distacco temporaneo dei lavoratori
- Vincoli territoriali all’approvvigionamento
In parallelo, la roadmap punta a rafforzare l’integrazione nei servizi e nei mercati digitali, promuovendo l’interoperabilità, riducendo la frammentazione normativa e sostenendo lo sviluppo di infrastrutture digitali europee.
Nello stesso quadro si inserisce anche lo sviluppo dell’Unione dei mercati dei capitali, proposta che punta a facilitare l’accesso ai finanziamenti, soprattutto per PMI e progetti innovativi, e mobilitare risorse private su scala europea.
La roadmap dedica inoltre attenzione al rafforzamento della resilienza economica e industriale, anche attraverso politiche mirate nei settori strategici, catene del valore più integrate e strumenti idonei ad affrontare eventuali shock futuri. A ciò si affianca il sostegno alla transizione verde ed energetica, con un focus sull’integrazione dei mercati dell’energia, sullo sviluppo delle infrastrutture e sul coordinamento delle politiche nazionali
Better Regulation e semplificazione normativa europea
Un asse centrale riguarda la semplificazione e il miglioramento della qualità della regolamentazione. È qui che la roadmap si collega alla comunicazione sulla Better Regulation, “For simpler, clearer and better enforced EU rules”, adottata il 28 aprile 2026.
La Commissione punta quindi a intervenire già nella fase di scrittura delle norme, con valutazioni d’impatto più solide, consultazioni più efficienti, revisione delle disposizioni obsolete e contrasto al gold-plating, ossia all’aggiunta di oneri nazionali non necessari in fase di recepimento o applicazione delle norme europee.
Il tema però non è solo tecnico. Una regolazione più chiara viene indicata come condizione per ridurre gli oneri amministrativi, migliorare la prevedibilità degli investimenti e garantire ovunque le stesse condizioni. La comunicazione insiste anche su un’applicazione più rapida delle norme esistenti, con attenzione a settori come etichettatura dei prodotti, economia circolare, servizi digitali e mobilità delle imprese.
Mercato unico UE: buone proposte, ma resta il nodo dell’attuazione
Se la visione espressa da Bruxelles e delle capitali è sostanzialmente chiara, ossia dare impulso alla crescita europea con un’integrazione più compiuta, resta però un nodo operativo.
La roadmap, infatti, non è qualificata come un impegno vincolante in senso stretto e non prevede più il gruppo di direzione inizialmente ipotizzato per seguire l’effettiva messa a terra del programma. Anche la proposta sulla Better Regulation, essendo una comunicazione, non obbliga formalmente i decisori europei. Il quadro resta quindi affidato soprattutto alla volontà politica delle istituzioni e degli Stati membri.
I prossimi passaggi diranno se questa rinnovata attenzione riuscirà a produrre interventi coordinati e misurabili, con effetti reali sulla competitività europea, o se i tanti nodi che frenano il pieno potenziale del mercato unico europeo saranno destinati a rimanere ancora per lungo tempo.

