
Un progetto di ricerca permanente creato per convertire le “soft skill” da doti intangibili in asset scientificamente misurabili per la governance aziendale. Sono queste le premesse del primo “Osservatorio sulla comunicazione strategica” (Ocs), lanciato martedì 28 aprile al Politecnico di Milano.
L’iniziativa sorge dalla partnership tra il gruppo di ricerca “Innovation, Strategy and Family Business” della Polimi School of Management e il Centro studi di comunicazione strategica (Cscs): l’obiettivo è colmare il divario tra rigore accademico e pratiche manageriali attraverso un “approccio hard alle soft skill”.
Comunicare bene in team: in azienda migliora la produttività del 25%
In un contesto globale segnato da digitalizzazione e intelligenza artificiale, la capacità di costruire relazioni di valore è un vantaggio competitivo decisivo, hanno spiegato gli esperti aprendo i lavori. L’Osservatorio punta, infatti, a studiare le dinamiche relazionali nei contesti complessi, promuovendo una “scienza delle relazioni” capace di incidere su performance, benessere organizzativo e leadership sostenibile.
Secondo i dati più recenti, una buona comunicazione genera infatti un plus del 25% nella produttività dei team. Al contrario, a una comunicazione scadente è imputabile fino al 70% degli errori operativi. Lato Hr, lavorare sulle skill relazionali consente alle aziende una retention dei dipendenti dell’80% più alta.
La comunicazione come infrastruttura del team
Ad aprire il convegno, moderato dal giornalista del Sole 24 Ore Gianni Rusconi, sono stati i saluti istituzionali di Federico Frattini, Dean di Polimi GSoM e Direttore scientifico dell’Osservatorio, e di Luca Brambilla, Direttore di Acs e Direttore del percorso Executive in “Comunicazione e negoziazione strategica” di Polimi GSoM, che hanno sottolineato come investire in queste competenze significhi governare la complessità anziché subirla.
“La collaborazione parte da una convergenza molto naturale tra due mondi che, da sempre, cerco di far dialogare”, ha esordito Federico Frattini. Aggiungendo, “da un lato la ricerca rigorosa, dall’altro la pratica, in particolare quella delle relazioni e della comunicazione. All’interno della School of management lavoriamo sui temi dell’innovazione, della strategia e della trasformazione organizzativa. In questo percorso è emerso con chiarezza come le competenze strategico-relazionali non siano un elemento accessorio, ma una leva fondamentale per abilitare questi processi”.

Allo stesso tempo, il Centro studi di comunicazione strategica porta un approccio “ingegneristico” a temi intangibili come la comunicazione. “Dentro un mondo così complesso e rapido gli obiettivi non si possono raggiungere da soli ma servono alleanze strategiche”, ha spiegato Luca Brambilla. “L’approccio dell’Osservatorio è la centralità del ‘perché’. Il lavoro sul purpose rappresenta una bussola: perché facciamo ciò che facciamo, perché esistono le organizzazioni, perché ha senso lavorare insieme e, in ultima analisi, quale mondo vogliamo contribuire a costruire. Ma a questa domanda ne segue inevitabilmente un’altra: il ‘come’. Il perché dà direzione, ma è nel come che il senso prende forma concreta”.
La prima survey nazionale per mappare il management italiano
Il framework scientifico è stato illustrato da Josip Kotlar (Direttore scientifico Ocs, Professore ordinario di Strategia e innovazione al Politecnico) e Massimo Balestri (Direttore strategico Ocs, Direttore del Centro Studi Acs). L’Osservatorio comunicazione strategica analizzerà dunque i fattori di successo dei progetti, che viaggiano su tre livelli: la possibilità di accesso al capitale finanziario, la qualità del capitale umano e – questa la novità – il capitale relazionale. Come ha spiegato Josip Kotlar: “Osserveremo come si coltiva una leadership di successo, a partire dalla capacità di relazionarsi e di comunicare, monitorando le performance e il benessere organizzativo”.
Nella mattinata è stata anche lanciata la prima survey nazionale sulle competenze strategico-relazionali, rivolta a manager, professionisti e leader Hr di vari settori. “La ricerca si propone di fornire un’analisi sistematica su larga scala per monitorare il grado di consapevolezza delle imprese italiane e le loro pratiche di sviluppo riguardo alle competenze relazioni”, ha detto Massimo Balestri, elencando le dieci skill che saranno passate sotto la lente della ricerca: intelligenza emotiva, ascolto attivo e capacità di fare domande, gestione del tempo, public speaking, comunicazione, visione strategica e gestione dell’incertezza, negoziazione e gestione dei conflitti, leadership collaborativa e inclusiva, gestione dell’ego.
Il report finale, che analizzerà i gap attuali e le sfide dell’integrazione di queste competenze nei processi aziendali, sarà presentato il prossimo 26 novembre.
Manager oggi: non solo leadership, le competenze necessarie da comunicare
Il dibattito ha coinvolto l’ampio ecosistema di associazioni patrocinanti. Tra queste Federmanager, che ha permesso un’analisi su come stia evolvendo il ruolo dei e delle manager. “In genere chi è manager si sente solo nel momento in cui si prendono le decisioni, ma oggi più che mai serve la condivisione”, ha spiegato Valter Quercioli, Presidente di Federmanager, “In questo scenario le associazioni sono fondamentali: per aggregare e valorizzare punti di vista anche differenti innanzitutto, in questo tempo complesso, i risultati non si possono raggiungere da soli. Non esistono più road map, occorre fare leva sulle connessioni”. Soprattutto sui territori.
Tra le dieci competenze citate nella survey, sollevate dal presidente di Federmanager, i leader danno valore alla gestione dell’ego, spesso sottovalutata. Sul valore delle skill, “Se per ‘fare carriera’, un tempo, erano le hard skill, le competenze tecniche, a pesare in misura prevalente, anche fino al 100%, oggi sono state affiancate e in gran parte sostituite dalle soft skill, su tutte la capacità di gestire la complessità”, conclude Quercioli.
Fare industria, comunicarla bene: il ruolo di Confindustria
Durante il convegno si è insistito sul valore condiviso della comunicazione. Perché se con le sole competenze tecniche (hard) si può diventare per esempio un ottimo musicista, è solo attraverso le competenze relazionali che può sbocciare un bravo direttore d’orchestra. Vale soprattutto nelle relazioni professionali e negli equilibri aziendali.
“Come Confindustria lavoriamo tra relazioni non lineari e talvolta anche conflittuali”, ha spiegato Andrea Barbuto, Content Management Specialist di Confindustria, “per governare questa complessità è necessario migliorare la comunicazione delle imprese che rappresentiamo, la qualità delle relazioni, e incidere insieme sulle proposte di regolamentazione del lavoro”.

