
La conferma che l’attenzione ai principi legati alla sostenibilità non sia più solamente un obiettivo, ma che faccia ormai parte del quotidiano per la maggior parte delle imprese private dell’area di Bari e BAT, è arrivata dai risultati del sondaggio curato dal Tavolo sostenibilità di Confindustria Bari BAT.
L’evento, rivolto a un campione di 82 aziende di diversi settori e con un fatturato superiore ai 10 milioni di euro, prevede una ricerca funzionale a mappare il grado di maturità di questa area della Puglia su una tematica estremamente attuale e su cui le imprese del territorio stanno sempre più mettendo particolare attenzione (considerato che l’83% delle aziende già adotta pratiche sociali e il 76% di queste ha già implementato almeno un’azione legata alla sostenibilità ambientale).
La sostenibilità come leva competitiva. Caradonna: “Stiamo affrontando una strutturazione dei percorsi Esg nelle strategie aziendali”
La sostenibilità è l’argomento principale che è stato dibattuto dagli imprenditori aderenti al Tavolo sostenibilità in un incontro coordinato da Teresa Caradonna, vicepresidente di Confindustria Bari e BAT con delega Esg, alla presenza di Lara Ponti, vicepresidente nazionale di Confindustria per la Transizione ambientale e gli obiettivi Esg e di Marco Ravazzolo, direttore dell’area Politiche per l’ambiente, l’energia e la mobilità di Confindustria. “Il sondaggio ci dice che il tema Esg è già presente nella vita delle nostre imprese.” – spiega Caradonna – “La sostenibilità non è più percepita come un semplice ideale, ma come una leva competitiva concreta e necessaria. Abbiamo quindi superato la fase della sensibilizzazione, ma stiamo ancora affrontando quella della vera e propria strutturazione dei percorsi Esg all’interno della vita e delle strategie aziendali ed è molto forte il bisogno di formazione di nuove competenze”.
Nonostante ciò, i dati emersi dal sondaggio fanno pure capire che le iniziative avviate sul tema della sostenibilità spesso non sono ancora integrate all’interno delle strategie aziendali, mentre, come detto, permane un marcato bisognoso di formazione in molti ambiti. Resta forte inoltre la sensazione, peraltro suffragata dai numeri, che le scelte green siano dettate dal mercato più che da obblighi pubblici. Un modus operandi che fa sì che il punteggio di maturità medio delle aziende aderenti a Confindustria Bari e Bat partecipanti al sondaggio risulti di 2,9 su 5.
Quanto contano gli obiettivi Esg per le imprese: i dati
“Quello che emerge in Confindustria Bari e BAT è un dato che può essere riscontrato un po’ in tutta Italia” – prosegue la vicepresidente, Teresa Caradonna – “C’è uno sviluppo dei temi Esg a macchia di leopardo. Ci sono imprese medio grandi che hanno sistemi di rendicontazione e piani di investimento già definiti, mentre molte altre impese, di minori dimensioni, hanno attivato alcune azioni, ma non dispongono ancora di sistemi con cui pianificare, monitorare e misurare”.
Un elemento interessante che emerge dal report. “Penso che questo risultato sia legato a un cambio generazionale, in grado di portare in azienda una maggiore sensibilità e motivazione a investire nell’innovazione e nella sostenibilità”, ha sottolineato la vicepresidente nazionale, Lara Ponti.
Tra le tre dimensioni Esg, quella sociale risulta oggi la più partecipata dalle aziende di Bari e BAT. Le iniziative più diffuse riguardano, infatti, la formazione dei dipendenti, la sicurezza sul lavoro, il welfare aziendale e nuove modalità di organizzazione del lavoro. In pratica si evidenzia una crescente attenzione verso il capitale umano, percepito come fattore strategico per la competitività.
Solo il 29% delle aziende possiede un piano Esg, il 40% non dispone di strumenti per monitorare le performance aziendali
Non di rado, però, queste azioni restano poco formalizzate e prive di sistemi di monitoraggio certificati, oltre al fatto che appaiono chiari i problemi legati alla governance e alla misurazione: solo il 29% delle aziende del campione possiede infatti un piano Esg formalizzato e il 40% non dispone ancora di strumenti per monitorare le proprie performance in modo sistematico. Carenze strutturali che emergono tangibilmente dalle richieste delle imprese, unite nell’indicare come priorità assoluta la formazione interna oltre all’adozione di strumenti tecnici per la raccolta dei dati e la definizione di Kpi.
“In definitiva, le imprese locali sono pronte a istituzionalizzare il cambiamento, ma chiedono supporto per la formazione e per trasformare le singole azioni quotidiane in una strategia di business solida e misurabile. Ed è proprio su queste direttrici che intendo orientare l’attività del nostro Tavolo sostenibilità nei prossimi mesi”, conclude la vicepresidente di Confindustria Bari e BAT Teresa Caradonna.

