
Per tutelare l’identità della piccola industria e incentivarne lo sviluppo serve ripartire dai territori, adottare una visione strategica e un modello condiviso di cultura d’impresa. Cosa è emerso all’evento “Le Pmi oltre l’oggi: identità, sviluppo, visione” alla Luiss.
I territori non sono periferie della produttività, ma un banco di prova per rilanciare la competitività delle piccole imprese italiane nell’era della transizione digitale ed ecologica. Le attività locali e le filiere, custodi di tradizione e know how, rappresentano oggi la spina dorsale del nostro sistema economico: vere e proprie incubatrici per la valorizzazione delle Pmi in Italia e oltreconfine. La loro condizione attuale è sufficiente per sostenere le sfide epocali che il Paese sta vivendo? Migliaia d’imprenditori e imprenditrici sono chiamati a interpretare l’evoluzione della piccola industria integrando nuovi approcci e strumenti, nella consapevolezza di attuarli un contesto geopolitico sempre più complesso.
Le sfide delle Pmi tra geopolitica, digitale e passaggio generazionale
“Le Pmi italiane sono il collante sociale ed economico di questo Paese”, spiega Fausto Bianchi, presidente della Piccola Industria di Confindustria e vice presidente di Confindustria, intervenuto il 24 marzo durante l’evento “Le Pmi oltre l’oggi: identità, sviluppo, visione” alla Luiss. L’ossatura produttiva del Paese si trova oggi ad affrontare nuove e inaspettate sfide.

Un momento dell’evento “Le Pmi oltre l’oggi: identità, sviluppo, visione” tenuto alla Luiss.
“Le tensioni geopolitiche, la transizione digitale e il passaggio generazionale sono sfide enormi per le imprese piccole, che non sempre hanno le spalle abbastanza larghe per affrontarle da sole. Il nostro compito è aiutare le piccole imprese a vincere queste sfide”. Confindustria sostiene queste realtà accompagnandole in un percorso di crescita che le metta nelle condizioni di poter investire per diventare più produttive. Crescere, infatti, non vuol dire per forza diventare “più grandi” in termini di fatturato, acquisizioni, etc., ma soprattutto essere più competitivi sul mercato. In un’era in cui la competitività è fattore premiante e allo stesso tempo indica il grado di resilienza ai grandi cambiamenti, coltivare questi aspetti è fondamentale per il successo di un’impresa. “Per questo stiamo tornando con maggior forza sui territori, per ascoltare e costruire strumenti realmente calibrati sulle piccole imprese”, prosegue Bianchi, “tra quattro anni vogliamo vedere un Paese in cui ‘pensare anzitutto in piccolo’ per crescere sia un criterio concreto, non solo uno slogan”.
Crescita dimensionale e reti d’impresa per lo sviluppo delle Pmi
Come essere allora competitivi oggi, attrarre investimenti e generare valore, senza rinunciare alla propria identità storica d’impresa? È tra le domande sollevate durante l’evento Luiss, tra i quesiti che la Piccola Industria è chiamata ad affrontare con pensiero critico e strumenti operativi. “Siamo sempre più chiamati ad affrontare numerose sfide legate alla competitività, all’innovazione e alla capacità di generare valore non solo economico, ma anche sociale e culturale, nei territori in cui operiamo”, ha dichiarato Cristiano Dionisi, presidente Piccola Industria di Unindustria e Consigliere delegato Energia ed economia del mare di Piccola Industria Confindustria, intervenuto sempre all’incontro “Pmi oltre l’oggi. Identità sviluppo visione”. “Per continuare a essere competitivi, è fondamentale la crescita dimensionale e manageriale delle piccole e medie imprese: oltre al lavoro sulla cultura d’impresa sul quale siamo impegnati, riteniamo che il modello di rete e la collaborazione tra grandi aziende e Pmi in chiave di filiera siano due strumenti utili a migliorare e ad accelerare la nostra capacità di sviluppo”.

Cristiano Dionisi, Presidente del Comitato Piccola Industria di Unindustria
L’obiettivo è permettere alle Pmi di agire con la forza di realtà più grandi, ma allo stesso tempo mantenere la propria agilità. Infatti, ha spiegato Dionisi, “la frammentazione eccessiva impedisce alle imprese di affrontare le grandi sfide della transizione digitale ed ecologica, mentre le medie imprese, avendo superato le prime soglie dimensionali, mostrano tassi di produttività e resilienza nettamente superiori rispetto alle piccole”.
Identità d’impresa e cultura industriale come leve strategiche
In questo scenario, tutelare l’identità è alla base dell’essere imprenditori: le imprese del nostro sistema produttivo hanno un forte radicamento territoriale, una cultura industriale consolidata e una capacità di adattamento che negli anni ha rappresentato un fattore decisivo di tenuta sociale, oltre che economica.
“Il passaggio generazionale non deve essere vissuto semplicemente come un adempimento ereditario o una fase di rischio, ma come il momento evolutivo ideale per ripensare il futuro dell’impresa”, interviene Gianluca Giordano, consigliere delegato di Piccola Industria alle Operazioni straordinarie d’impresa e Transizione generazionale, “In questo contesto, le operazioni straordinarie (fusioni, acquisizioni, scissioni o ingressi di capitali terzi, etc.) smettono di essere strumenti puramente finanziari per diventare leve di competitività. Dobbiamo promuovere una cultura d’impresa dove il ‘cedere una quota’ o ‘fondersi con un competitor’ non sia visto come una perdita di controllo”, prosegue, “ma come un moltiplicatore di valore. Rafforzare la struttura patrimoniale tramite queste operazioni significa dotare la Pmi dello scudo necessario per affrontare l’incertezza geopolitica e la volatilità dei mercati”.
Per puntare al futuro, serve così un cambio di passo, ma anche una valorizzazione delle origini. La transizione industriale, per essere sostenibile, deve valorizzare il passato, comprendere il presente e prepararsi alle sfide del futuro. Le associazioni e le parti sociali dimostrano una forte consapevolezza sull’importanza di condividere uno sguardo comune sulla crescita: integrare quella visione e valorizzare la propria identità imprenditoriale è la chiave per favorire uno sviluppo concreto di tutte quelle imprese che incarnano oggi il Made in Italy.
“La transizione che stanno affrontando le Pmi è prima di tutto una sfida culturale”, per Barbara Ulcelli, Vice Presidente di Piccola Industria con delega a Cultura, Responsabilità sociale d’Impresa e Sostenibilità, “In tal senso, la cultura d’impresa può aiutare a orientare le scelte strategiche, a guidare i comportamenti e a determinare la capacità di affrontare il cambiamento. Allo stesso tempo”, prosegue, “la sostenibilità diventa efficace solo se è espressione di una visione aziendale consapevole e condivisa, non un insieme di adempimenti. Investire in cultura d’impresa è la nostra grande sfida, dunque: significa rafforzare identità, responsabilità e coerenza, elementi che incidono direttamente sulla competitività. Le Pmi che sviluppano una cultura solida e aperta all’innovazione riescono a interpretare meglio gli scenari, adattarsi con maggiore rapidità e costruire valore nel tempo”.

