
Tornata in Italia dopo anni passati a Londra ad affinare competenze e progetti, nel 2022 Arianna Campione decise che fosse arrivato finalmente il suo momento di cambiare marcia.
Tradusse così Kymia in una startup innovativa: all’interno di questa realtà si concentravano tutti i propositi legati allo sviluppo della sua Sicilia, attraverso l’armonizzazione di scienza, sostenibilità e industria. Il modello per fare questo “salto”, Arianna e la cofondatrice, Anna Cacopardo, lo hanno individuato in un sottoprodotto del pistacchio di Bronte, cittadina in provincia di Catania da dove ha preso il via questa ambiziosa sfida al femminile.

Da sinistra, Anna Cacopardo e Arianna Campione, fondatrici della Pmi siciliana “Kymia”
Dallo scarto a risorsa: il segreto di Kymia è nella trasformazione del pistacchio di Bronte
“In sostanza abbiamo guardato verso qualcosa di ancora inesplorato, cioè quei grandi volumi di biomassa che venivano scartati durante la lavorazione del pistacchio”, spiega l’amministratrice delegata di Kymia, Campione, “Una filiera di riconosciuta eccellenza che poteva offrire il mallo, cioè l’involucro esterno che protegge il guscio legnoso contenente il seme di pistacchio, necessario per permetterci di avviare il procedimento industriale brevettato e legato al sistema proprietario di estrazione. Il suo nome è M-active®, ingrediente attivo naturale sviluppato per la cosmetica”.
Tra poco, ha illustrato l’ad, Kymia sarà in grado di sfruttare il mallo in un’ottica circolare e di immettere sul mercato estratti naturali per cosmetica, nutraceutica e food&beverage, ingredienti che consentiranno di entrare a pieno titolo anche nel campo della longevity e della bellezza attiva.
Fare impresa, dalla Sicilia al mondo: “Vogliamo affermarci come una realtà biotech”
L’alto grado del potere antiossidante del mallo, unito alla volontà di fare impresa in Sicilia ed essere d’impulso pure per la creazione di un ecosistema virtuoso, hanno quindi contribuito a dare forza ad un percorso partito assolutamente da zero. “All’inizio siamo andati avanti solo con finanziamenti propri, mentre poi, progressivamente si sono avvicinati finanziatori pubblici e privati che speriamo nel futuro possano diventare anche europei”, prosegue l’ad, “Vogliamo affermarci come una realtà biotech italiana capace di incanalare un grande potenziale ancora non sfruttato. Vedo insomma opportunità per trarre valore dalla mia terra e ho intenzione di continuare a sviluppare le idee che ci hanno già permesso di trovare investors in Spagna e Usa. In altre parole partiamo dalla Sicilia ma, tra non molto, abbiamo intenzione di parlare al mondo”.
Estrazione nel segno della sostenibilità: il brevetto Kymia ha eco internazionale
Seguendo la strada della sostenibilità e dando alla circolarità del proprio impegno un ruolo centrale, Kymia (nome scelto per assonanza al termine “alchimia”, l’arte di trasformare i metalli vili in oro) ha brevettato un procedimento di estrazione assolutamente green, perché a base acquosa. “Il brevetto è internazionale e valido sia in Europa che negli Stati Uniti”, sottolinea l’ad della dinamica Pmi siciliana, “Da poco siamo tornati da Parigi dove abbiamo partecipato a una fiera, In-cosmetics, in cui sono stati trattati temi legati alle materie prime, alla loro provenienza e all’impatto ambientale. Per noi la tracciabilità resta un aspetto fondamentale e pure la sostenibilità deve essere assolutamente dimostrabile se si vuole davvero fare il bene del pianeta”.

Il processo brevettato da Kymia sfrutta il mallo, l’involucro esterno che protegge il guscio legnoso contenente il seme di pistacchio.
La “tradizione” del mallo: la ricerca per tutelare prestigio e autenticità storica
Intenzionate a entrare stabilmente pure nell’universo internazionale della nutraceutica, segmento di mercato in grandissima crescita, i vertici aziendali di Kymia non hanno perso tempo per trovare una sponda in campo accademico. Un sostegno che potesse confermare che i prodotti della Pmi di casa a Bronte non siano inseribili nei “novel food”, cibi o ingredienti non consumati nella Ue prima del maggio del 1997. “Iter che deve essere avviato ogni volta si mette una sostanza nuova sul mercato e perciò, con l’aiuto dell’università di Napoli, stiamo stilando un dossier in grado di escludere che la nostra materia prima possa essere annoverata come ‘novel food’. È uno studio ancora in corso, ma già ora posso anticipare che il mallo di pistacchio pare venisse utilizzato già nell’800 per fare leccalecca, quindi non dovrebbero proprio esserci problemi al riguardo”.
Formare e innovare
Nel frattempo Campione e il gruppo di lavoro che si spende quotidianamente al suo fianco continuano anche a fare formazione in scuole e università su svariati argomenti. “Le nuove generazioni hanno sicuramente voglia di avvicinarsi e capire. C’è una certa curiosità in giro, ma allo stesso tempo mi pare che poche persone, ormai, vogliano essere assunte come dipendenti. I loro paradigmi professionali sono cambiati parecchio negli ultimi anni. Noi riusciamo comunque a intercettarne i desideri e li assistiamo per le tesi di laurea o accogliamo le richieste di lavoro volontario. Spero però di poter iniziare ad assumere dopo la fine dell’estate, anche perché è duro portare avanti tutto da sole”.
In chiave futura, infine, l’obiettivo più immediato sarà quello di dare sostanza ad altri progetti. “Vorremmo creare un ulteriore ingrediente attivo e sviluppare qualche brevetto sempre con al centro il pistacchio. Un modus operandi che non impedirà di concentrarci in modo parallelo sullo studio di altri sottoprodotti naturali”, conclude Arianna Campione.

