
Storie di brand, dalla genesi alla consacrazione nella memoria collettiva. Giunge alla sua terza edizione il Festival della narrazione industriale, appuntamento che a Parma dal 2024 trasmette l’idea che l’industria non sia soltanto un luogo fisico (la fabbrica, gli uffici, i macchinari), ma un microcosmo pervasivo, capace di incidere sui tempi del lavoro, sulle relazioni sociali, sul tessuto urbano e sulle visioni del mondo.
Per comprendere questa trama di effetti non bastano dati e indicatori: occorre la narrazione, capace di ricomporre esperienza individuale e collettiva, di restituire la dimensione materiale e immateriale del lavoro e di trasformare l’osservazione in attribuzione di senso. La proposta del III Festival (2026), in programma dal 23 al 28 novembre, avrà luogo anche quest’anno a Parma a tema “Storie di brand. Design, memoria e identità industrial”
Dall’industrializzazione al nuovo umanesimo industriale
Nelle prime due annualità, il Festival ha già svolto una funzione riconoscibile: ha costruito uno spazio pubblico, di respiro nazionale, in cui letteratura, cinema, fotografia, reportage e documentario dialogano con il mondo produttivo e con la cittadinanza.
La prima edizione (28–30 novembre 2024) ha impostato una riflessione corale sul microcosmo industriale, mettendo a confronto l’industrializzazione del boom economico con gli scenari del presente.
La seconda edizione (24–29 novembre 2025) ha consolidato il Festival come appuntamento culturale cittadino di fine anno, rafforzandone l’identità nazionale. Il filo conduttore è stato il recupero dell’idea di Adriano Olivetti di un “umanesimo industriale”: un modello di lavoro progettato attorno alla crescita delle persone e alla responsabilità sociale dell’impresa, riaperto al presente e discusso con le nuove generazioni.
La fisionomia del Festival della Narrazione Industriale è stata, sin dall’origine, plurale e articolata: un programma disseminato in molteplici luoghi cittadini, nel quale convivono momenti istituzionali, conferenze e conversazioni, presentazioni di libri, restituzioni di laboratori universitari, serate performative e occasioni di valorizzazione archivistica. Nella seconda edizione questa architettura si è tradotta, fra l’altro, nell’inaugurazione di una mostra dedicata ad Adriano Olivetti e in una serie di incontri che hanno intrecciato cultura d’impresa, storia letteraria e dibattito contemporaneo, fino alla chiusura con una lettura teatralizzata (https://www.festivalnarrazioneindustriale.it/).
Produzione, ricerca, memoria e divulgazione: la missione del Comitato scientifico
Il Festival si avvale di un Comitato scientifico, nel quale competenze accademiche e giornalistiche garantiscono qualità culturale e continuità progettuale. È organizzato fin dall’origine in collaborazione con l’Università di Parma e ha ricevuto importanti patrocini, fra i quali quelli della Regione Emilia-Romagna, dell’Università, della Provincia e del Comune di Parma, del Ministero della Cultura e dell’Associazione Musei d’Impresa.
Un tratto distintivo, già sperimentato con efficacia, è la capacità di costruire alleanze con realtà culturali nazionali, come il Premio Biella Letteratura e Industria e l’Associazione Archivio Storico Olivetti, e con imprese e istituzioni del territorio, in una rete che unisce produzione, ricerca, memoria e divulgazione.
III Festival della Narrazione Industriale: “Storie di brand. Design, memoria e identità industriale”
Sulla progettualità già descritta si innesta la proposta del III Festival (2026), in programma dal 23 al 28 novembre, che assume come filo conduttore le forme attraverso cui le imprese costruiscono, conservano e trasmettono la propria identità. Il brand non è inteso soltanto come segno commerciale, ma come punto di convergenza fra progetto industriale, cultura materiale, design, comunicazione, memoria del lavoro e immaginario collettivo. Raccontare un brand significa ricostruire la storia di prodotti e imprese, ma anche riconoscere i valori, i linguaggi e le relazioni sociali che essi hanno generato.
In questa prospettiva, la mostra dedicata a Brionvega, realizzata in collaborazione con lo CSAC dell’Università di Parma e posta in apertura del Festival, costituisce il nucleo emblematico della terza edizione. La vicenda di uno dei marchi più riconoscibili dell’elettronica italiana permette di interrogare il rapporto fra innovazione tecnica, cultura del progetto, forma degli oggetti e costruzione di un’identità industriale entrata stabilmente nella memoria del Paese. A questo asse si collega l’evento dedicato a «Storie di Brand», che porta nel Festival i linguaggi contemporanei del podcast e della divulgazione digitale.
Il tema delle storie di brand consente di tenere insieme scale e registri diversi: la memoria industriale di un quartiere, le esperienze di fabbrica, la formazione dei giovani, il rapporto fra letteratura e industria, la rilettura di figure e testi del Novecento. In questo quadro si colloca anche l’incontro dedicato all’eredità di Elio Vittorini nel sessantesimo della morte, come uno dei momenti di approfondimento di un programma più ampio, rivolto alle molte forme in cui il lavoro e l’impresa diventano racconto.
Anche quest’anno il Festival mira a consolidare il proprio ruolo di evento culturale cittadino di rilievo nazionale, tematicamente riconoscibile e fedele all’idea da cui ha tratto origine: valorizzare le narrazioni come strumento per interpretare l’industria, restituirne l’identità e il valore nell’esperienza collettiva, indagarne criticamente i problemi e immaginarne gli sviluppi futuri. Il programma intende coinvolgere pubblici diversi (dai giovani universitari agli intellettuali e ai giornalisti, dai protagonisti del mondo produttivo alla cittadinanza) e sostenere quel dialogo intergenerazionale che è al centro della proposta culturale di Parma Capitale Europea dei Giovani 2027.
Sostenere il III Festival della Narrazione Industriale significa contribuire a un progetto capace di rendere visibili i modi in cui l’industria diventa cultura, memoria e identità condivisa. Dai prodotti agli archivi, dai luoghi alle voci di chi lavora, la terza edizione invita a riconoscere in ogni storia industriale una storia di persone, territori e futuro.
Il programma, ormai in fase avanzata di definizione, prevede:
- un’anteprima del Festival, nella prima settimana di novembre, in collaborazione con l’Associazione Parma Palatina, con la proiezione di materiali inediti e gli interventi di studiosi e scrittori;
- l’inaugurazione, lunedì 23 novembre, della mostra dedicata a Brionvega, realizzata con lo CSAC dell’Università di Parma, che costituirà anche l’apertura ufficiale del Festival;
- la presentazione del progetto “Memorie industriali del quartiere San Leonardo”, con testimoni e interlocutori del territorio;
- la tavola rotonda “L’eredità di Elio Vittorini 60 anni dopo”, con Giuseppe Lupo e altri ospiti;
- la giornata “Storie di fabbrica”, con la restituzione del laboratorio universitario “Raccontare il lavoro” e gli interventi di Giulio Mozzi e Corrado Beldì;
- l’incontro “Letteratura e industria”, organizzato in collaborazione con il Premio Biella Letteratura e Industria e con la partecipazione di autori finalisti dell’edizione 2026;
- un evento-spettacolo dedicato a “Storie di Brand», con Max Corona e Marchi, a cura di Barilla, e il recital serale “Renzo Tramaglino”, a cura di Carlo Varotti.

