
Più che un semplice sostegno alla formazione, Women in STEM si è affermato nel tempo come un investimento sul merito, sulle competenze e sull’accesso ai settori che oggi orientano le trasformazioni dell’economia globale.
In un sistema produttivo che fatica sempre più a intercettare profili qualificati, sostenere il talento femminile nelle discipline STEM non risponde soltanto a un principio di equità, ma anche a un’esigenza concreta di sviluppo. La crescita della rete di partner che affianca il progetto lo conferma con chiarezza: le imprese hanno compreso che lasciare inespresso il potenziale delle donne significa rinunciare a una quota decisiva di innovazione, competenze e capacità competitiva.
Perché il talento femminile resta ancora sottorappresentato
A restituire la misura di questa contraddizione è il Rapporto Almalaurea. Le donne rappresentano il 60% dei laureati complessivi, ma la loro presenza si riduce sensibilmente quando si guarda alle discipline STEM, dove si fermano al 41%.
Il dato si fa ancora più eloquente nei comparti più strategici. In Informatica e ICT le laureate sono appena il 16,8%, mentre in Ingegneria la presenza femminile resta ferma al 25%.
Eppure, il percorso universitario racconta una realtà diversa. Le donne arrivano alla laurea con risultati mediamente migliori rispetto ai colleghi uomini: 104,5 contro 102,6. Il punto critico si manifesta dopo, nel passaggio dalla formazione al lavoro. A cinque anni dal conseguimento del titolo, il tasso di occupazione maschile supera quello femminile di 3,4 punti percentuali, mentre il divario retributivo raggiunge il 12,6%.
È qui che emerge la fragilità del sistema. L’Italia forma eccellenze, ma continua a disperderle proprio nei settori in cui la domanda di innovazione è più urgente.
Un bando che punta su merito e formazione
Women in STEM, promosso dalla Fondazione Mai di Confindustria e realizzato in collaborazione con Fondazione Bracco, Associazioni di Sistema e imprese, si colloca esattamente in questo spazio, provando a trasformare il merito in opportunità concreta.
La borsa di studio da 3.000 euro non si esaurisce in un sostegno economico, ma rappresenta il riconoscimento di un percorso costruito su criteri selettivi e su una visione precisa.
Il valore del bando risiede proprio nel suo impianto. Non un aiuto indistinto, ma un riconoscimento costruito attorno alla qualità del percorso universitario. La selezione guarda infatti alla solidità del profilo accademico – a partire dal percorso triennale, dagli esami sostenuti e dalla media ponderata – ma considera anche la motivazione personale, la condizione economica e le eventuali esperienze formative o di tirocinio.
Il bando si inserisce così in una visione che premia il merito e, allo stesso tempo, accompagna le studentesse verso un contatto più diretto con il mondo dell’impresa.
Perché servono nuovi partner per l’innovazione
Oggi la competitività si misura nella capacità di governare la complessità, dall’intelligenza artificiale generativa alla transizione energetica. In questo scenario non basta formare talenti eccellenti: occorre creare le condizioni perché possano trovare spazio, riconoscimento e occasioni di crescita.
Sostenere il talento femminile nelle discipline STEM significa ampliare il bacino delle competenze e rafforzare la capacità innovativa delle imprese.
Perché questo impegno produca effetti strutturali, è però essenziale che la rete dei partner continui ad allargarsi: solo con un coinvolgimento sempre più forte del mondo produttivo il progetto potrà consolidarsi e offrire a un numero crescente di studentesse opportunità reali di accesso e valorizzazione. In questa prospettiva, iniziative come Women in STEM rappresentano anche un tassello importante per rafforzare il legame tra università, imprese e nuove generazioni di talenti.
Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina dedicata al progetto Women in STEM sul sito di Confindustria oppure scrivere a [email protected]

