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Febbraio 2017 - © L'Imprenditore

Dalla solidarietà alla ricostruzione

A colloquio con Gianfranco Castelli, amministratore unico Salumificio SA.NO. - di Giulia Avallone

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Di fronte all’emergenza che ha colpito il centro Italia, L’azienda di accumoli, recentemente visitata dalla piccola industria, non si è persa d’animo e ha trovato le forze per ricominciare.  Nelle parole dell’imprenditore le azioni per  far ripartire tutto il territorio.

 

Rimettere al centro la comunità produttiva è l’unica via percorribile per affrontare le conseguenze del sisma che ha colpito il Centro Italia. Va fatto immediatamente, concretamente e in modo consistente. È necessaria subito una legge speciale che permetta alle aziende già presenti di ricostruire e che incentivi nuovi investimenti. Questo l’appello di Gianfranco Castelli, amministratore unico del Salumificio SA.NO. di Accumoli.

 

Siete la prima azienda italiana per la produzione di guanciale e Prosciutto Amatriciano I.G.P. Quali sono gli ingredienti del vostro successo?

La nostra politica, sin dall’inizio, è stata quella di recuperare i prodotti utilizzati per il consumo domestico dagli abitanti del territorio di Amatrice. Ci siamo fatti raccontare dagli “anziani” del luogo i segreti e le tradizioni legate alla produzione dei salumi protagonisti della cultura enogastronomica amatriciana. Abbiamo imparato da loro la tecnica e l’abbiamo riprodotta nella nostra azienda con i mezzi industriali, coniugando il saper fare artigiano e il valore aggiunto dell’impresa.

Il “mestiere” è al centro della nostra produzione e continua a essere tramandato  dai dipendenti più esperti a quelli più giovani. La capacità di valorizzare la tradizione nella produzione industriale ci ha permesso non solo di diventare i primi produttori di guanciale e Prosciutto Amatriciano I.G.P. – unico prosciutto I.G.P. del Lazio – ma anche di ottenere dal ministero dell’Agricoltura il riconoscimento della corallina, della salamella di fegato e della cicolana come prodotti tradizionali regionali.

 

La vostra produzione non si è mai interrotta dopo quattro terremoti e una emergenza neve senza precedenti. Come avete fatto a non fermarvi?

Riusciamo a resistere perché siamo “gente di montagna” abituata a tenere duro e a lavorare in condizioni climatiche e ambientali difficili anche nella normalità. Abbiamo fatto una bella squadra, i miei collaboratori vogliono, anche più di me, dare un segnale positivo e trasmettere un senso di continuità e resilienza. Le avversità ci stimolano ad andare avanti e a fare, se possibile, meglio.

Abbiamo subìto danni importanti soprattutto a seguito del terremoto del 30 ottobre e siamo stati costretti ad interrompere la stagionatura del Prosciutto I.G.P. Oggi abbiamo sia il problema della conservazione dei prodotti che quello del vuoto di produzione che si creerà tra un anno e mezzo quando il prosciutto, ormai stagionato, sarebbe entrato nel mercato. Il reparto della stagionatura è puntellato dallo scorso novembre e ancora non siamo riusciti a ripristinare la produzione.

 

Quanto conta la collaborazione e la solidarietà del sistema delle imprese per superare un momento come questo? In che modo la task force del programma PGE di Confindustria vi ha supportato?

La solidarietà che abbiamo ricevuto e riceviamo è stata fondamentale per reagire nell’immediato ed andare avanti. Grazie al PGE abbiamo avuto un container adibito a spogliatoio per i dipendenti visto che quello presente nello stabilimento era stato reso inagibile dal terremoto.

Oggi però, dopo cinque mesi, devono essere prese delle decisioni per convincere persone ed aziende a restare. Il PGE, ma soprattutto Confindustria, può aiutarci a sensibilizzare le istituzioni a fare presto. In un territorio con una densità industriale così scarsa è necessario dare voce alle imprese affinché ricevano i mezzi per rimanere. La Regione Lazio grazie alla mia azienda ha ottenuto il riconoscimento del Prosciutto Amatriciano I.G.P. che resterà al territorio come valore aggiunto e rimarrà nella storia della cultura e della economia locale. Ora devono dimostrare quanto tengono a questa azienda. Non possiamo competere con le stesse regole del gioco delle altre aziende del Lazio non colpite dal sisma. Ci troviamo in una situazione eccezionale e per sopravvivere abbiamo bisogno di misure straordinarie.

 

Di che cosa avete più bisogno oggi per reagire e proseguire il cammino dall’emergenza alla normalità?

Il fattore tempo, a questo punto, diventa una variabile fondamentale. Se non ci permettono la riparazione immediata dei danni subìti rischiamo di mandare in malora cinque milioni di euro di prodotti e rischiamo di perdere tra un anno e mezzo i clienti storici a cui non saremo in grado di fornire Prosciutto I.G.P. per diversi mesi e che quindi si rivolgeranno altrove.

Durante le ultime terribili nevicate il coordinamento tra le istituzioni non ha funzionato, i mezzi dell’esercito e dei vigili del fuoco sono partiti troppo in ritardo. Per tre giorni la Salaria è rimasta interrotta e non siamo potuti entrare nello stabilimento, non c’era la corrente. Il container donato dal programma PGE purtroppo è stato fortemente danneggiato dalla neve e non è più utilizzabile, sono stati danneggiati anche i condensatori dei frigoriferi.

È necessaria subito una legge speciale che permetta alle aziende già presenti di ricostruire e che incentivi nuovi investimenti. Noi avevamo, già prima del sisma, un progetto di investimento per 10 milioni di euro per raddoppiare lo stabilimento e portare i dipendenti a 70.

La politica deve capire che rimettere al centro la comunità produttiva è l’unica via percorribile.

Va fatto immediatamente, concretamente e in modo consistente perché l’unico modo per fermare lo spopolamento continuo e inarrestabile è tenere vivo il lavoro.

È un’occasione unica per aiutare questo territorio a non desertificarsi. Oggi lavoriamo in una atmosfera spettrale. I dipendenti arrivano > la mattina, con i mezzi propri o con i pullman, dagli alberghi di San Benedetto del Tronto dove alloggiano temporaneamente e vanno via alle cinque di pomeriggio. Da quest’ora in poi non rimangono che i sassi a presidiare l’azienda.

 

Quanti sono i vostri dipendenti e come è possibile garantire la continuità del lavoro nonostante la perdita della casa, le difficoltà logistiche e gli spostamenti quotidiani dalle sistemazioni provvisorie sulla costa adriatica?

Prima del sisma i dipendenti erano 30 ma ora siamo arrivati ad impiegare 52 persone. Stanno facendo un grandissimo sacrificio, spesso vivono in una sola stanza con tutta la famiglia, la perdita della casa è un dramma enorme ma il lavoro dà loro una ragione per rimanere in questo territorio. Hanno capito tutti che mantenere viva l’azienda e garantirsi un posto di lavoro è fondamentale per costruire il loro futuro. Subito dopo le scosse del 24 agosto hanno vissuto nelle tende, in mezzo al fango, senza potersi lavare, ma sono comunque venuti a lavorare ogni giorno. Oggi non facciamo più notizia ma ci ritroviamo di fronte ad una realtà preoccupante. Senza l’aiuto concreto della politica e delle istituzioni viene voglia di mollare.

 

limprenditore

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