
Nel corso dell’anno passato l’attività industriale nel nostro Paese ha proseguito a essere condizionata da un sempre più complesso scenario internazionale, capace di influire tanto sulla catena di approvvigionamento quanto sui costi energetici e sulle strategie di export. È questo il quadro d’insieme che emerge dai risultati della 177ª edizione dell’Indagine congiunturale di Federmeccanica sull’industria Metalmeccanica – Meccatronica italiana: lo studio ha chiarito come, dopo un difficile biennio 2023-24, nel 2025 le dinamiche produttive siano state instabili e incapaci di generare un recupero rispetto al recente passato, registrando una contrazione che, tendenzialmente, si è attestata sull’1%.
Simili sono risultati poi i numeri riguardanti il settore metalmeccanico, caratterizzato da andamenti produttivi necessariamente diversificati, e che ha mostrato una diminuzione dello 0,9% in confronto all’anno precedente (nello stesso lasso di tempo la Germania ha perso l’1,9%), mentre, nella media dei 27 Paesi membri della Ue, nel corso del 2025 la produzione metalmeccanica è rimasta sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente (+0,2%).
L’ex Ilva è vitale per la produzione dell’acciaio. Federmeccanica: “Disponibili a un confronto costruttivo, rischiamo un’imminente catastrofe industriale”.
Dodici mesi, quelli dello scorso anno, in cui la produzione in Italia ha presentato un andamento piuttosto altalenante sia in termini congiunturali che tendenziali, riducendosi dello 0,8% nel quarto trimestre nel confronto con il terzo, periodo in cui era invece cresciuta dell’1,6%.
“Le nostre imprese hanno bisogno di acciaio italiano”, dichiara Simone Bettini, presidente di Federmeccanica, “L’Italia ha bisogno dell’ex Ilva. Il messaggio dell’industria metalmeccanica, rafforzato dalla nostra indagine, è forte e chiaro. È un appello che giriamo a chi può attivare le giuste leve per tradurre una grave arretratezza in una grande opportunità per l’Italia. Il nostro Paese deve evitare qualsiasi forma di dipendenza tattica e realizzare una piena autonomia strategica che è fondamentale per riprendere un sano percorso di crescita. È bene essere chiari: senza un’adeguata offerta di acciaio prodotto in Italia, quindi senza l’ex Ilva, questo non sarà possibile. Sono a rischio intere filiere della nostra industria”.
“Non si tratta soltanto di evitare un continuo aumento di costi, pur essendo una questione molto rilevante”, prosegue il presidente Bettini, “ma di sottrarsi ad abbracci mortali con chi può in qualsiasi momento rompere catene di fornitura che toglierebbero ossigeno alla nostra industria. Non possiamo permettercelo. Federmeccanica è disponibile fin da subito ad un confronto costruttivo con tutti gli attori coinvolti, dai sindacati alle istituzioni, a partire dal governo. Non c’è più tempo da perdere se vogliamo evitare una catastrofe industriale, sociale e ambientale che fino a oggi sembra essere un disastro annunciato. Non ci arrendiamo e faremo tutto quello che è nelle nostre possibilità per invertire una rotta che sta portando alla deriva un intero sistema industriale”.
L’acciaio come linfa vitale delle industrie: per il 64% degli imprenditori italiani è un asset strategico per le competitività
Le maggiori difficoltà le ha vissute il comparto automotive (-11,1%), mentre nel 2025 le esportazioni nei settori metalmeccanico-meccatronico sono cresciute in valore del 2,9%, cifre ancora lontane dagli incrementi a doppia cifra registrati fino al 2022. Inoltre, secondo Federmeccanica, solo il 28% dichiara un miglioramento del portafoglio ordini e il 9% delle aziende vede come “cattiva o pessima” la propria liquidità d’impresa.
Tra i vari focus che arricchiscono l’indagine congiunturale pubblicata da Federmeccanica c’è quello sull’acciaio, comparto in cui il 63% delle imprese metalmeccaniche-meccatroniche utilizza l’acciaio e per quasi la metà di queste l’approvvigionamento incide per più del 30% sui costi di produzione. Sul piano della provenienza, invece, è il mercato domestico a prevalere: oltre il 60% acquista all’interno dei confini nazionali (produttori 34%, distributori 29%) e a seguire vengono Ue (22%), extra-Ue (9%) e Cina (6%).
Questo anche perché il 64% degli imprenditori valuta l’acquisto di acciaio italiano un asset strategico per la competitività del sistema Paese, mentre per il 68% del campione, il rilancio dell’ex-Ilva resta un aspetto fondamentale in ottica industria europea, specialmente in vista dell’applicazione del regolamento Cbam.
Investire sulla manifattura italiana per resistere alla crisi
“Siamo su un crinale pericoloso non solo per le nostre imprese ma anche per il Paese”, sostiene Alessia Miotto, vicepresidente di Federmeccanica, “Senza una manifattura forte l’economia italiana non può reggere. Poli industriali efficaci diventano quindi essenziali. Servono risorse ed è necessario utilizzarle bene. L’impatto delle recenti misure a sostegno dell’industria è stato un segnale, ma non in grado di lasciare un segno. Questo è quello che emerge dalla nostra indagine in maniera chiara”.
Più della metà delle imprese intervistate, infatti, ritiene che le misure incluse nella legge di bilancio sono efficaci solo in parte. “Non si può ripetere l’esperienza degli incentivi Industry 5.0”, conclude Miotto, “Si sono rivelati un intervento sulla carta utile ma che, nel passaggio dalle norme alle fabbriche, ha manifestato grandi criticità. Occorre quindi affrontare e risolvere vecchi problemi e impegnarsi sempre a trovare nuove soluzioni”.

