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Febbraio 2017 - © l'Imprenditore

Una rivoluzione con un luminoso futuro

Intervista a Carolina Botti, Direttore centrale di Ales e responsabile per il Mibact del programma di gestione e promozione dell’Art bonus di Patrizia Ziino

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Con Carolina Botti, Direttore centrale di Ales e responsabile per il Mibact del programma di gestione e promozione dell’Art bonus, abbiamo fatto il punto sulla strategia del governo per la cultura.

 

Cosa ha spinto il governo a introdurre questa misura?

L’Art bonus rappresenta un’autentica rivoluzione nell’ambito della cultura e introduce strumenti concreti e operativi per sostenere, tutelare e valorizzare il patrimonio culturale.
Con l’Art bonus si è voluto invertire una tendenza decennale, recuperando la leva fiscale ed il mecenatismo come tasselli strategici di una nuova politica culturale. L’Art bonus va visto non solo in un’ottica puramente fiscale, ma come uno strumento chiave per l’attuazione di una nuova strategia culturale che favorisca e potenzi il mecenatismo e le liberalità da parte dei privati – sia persone fisiche, sia persone giuridiche, operanti con o senza fine di lucro – fermo restando l’impegno economico prioritario pubblico. Tutela e valorizzazione del nostro immenso patrimonio culturale sono, infatti, valori sanciti dalla nostra Costituzione, compito fondamentale della Repubblica italiana e quindi di tutti i suoi cittadini.

Altro aspetto di grande potenzialità dello strumento è quindi il coinvolgimento attivo dei cittadini e il loro riavvicinamento al patrimonio culturale identitario. Non a caso i comuni rappresentano la percentuale più alta di enti beneficiari delle erogazioni liberali, in quanto molti amministratori locali hanno visto nell’Art bonus non solo uno strumento di fundraising, ma anche un veicolo di comunicazione e coinvolgimento della popolazione.

 

Come hanno risposto le imprese in base alla percezione del Mibact?

A seguito dell’azione di sostegno e promozione dell’Art bonus, che ha previsto anche numerose iniziative di formazione/informazione sul territorio nazionale, i dati registrati sul portale www.artbonus.gov.it a fine 2016 contemplavano oltre 850 enti beneficiari iscritti, 3.900 mecenati e un totale di erogazioni liberali pari a 138 milioni di euro.

Sulla base dei risultati ottenuti in questa prima fase di lancio, si ritiene che la legge abbia riscosso un grande successo a tutti i livelli: sia da parte degli enti potenziali beneficiari, sia da parte dei mecenati. In tutta Italia, anche se a diverse velocità, si stanno promuovendo iniziative di fundraising, creando una nuova cultura di gestione del patrimonio culturale che vede finalmente pubblico e privato non in antitesi ma partner strategici.

In particolare le imprese hanno giocato un ruolo chiave rispondendo con entusiasmo e partecipazione potendo beneficiare, da un lato, di un credito di imposta favorevole e, dall’altro, di una procedura con burocrazia zero: l’unico adempimento previsto è un bonifico con una causale riportante le informazioni indicate dal beneficiario. E i numeri sono eloquenti: le imprese che hanno effettuato donazioni liberali “Art bonus” a fine 2016 erano più di 900 per un valore di oltre 65 milioni di euro.

 

Quali sono gli elementi di maggiore novità, anche rispetto al più generale rapporto cultura-impresa?

Oltre che per suoi contenuti, una parte del successo dell’Art bonus è dovuta alla decisione del Mibact di associare alla norma un “servizio” che ne facilitasse la comprensione e l’attuazione. A tal fine, il Mibact ha deciso di avvalersi del supporto della società Arcus (adesso fusa per incorporazione in Ales, società in house con capitale interamente Mibact) per le attività di promozione e incremento delle erogazioni liberali in favore dei beni e delle attività culturali, includendo anche la realizzazione e gestione del portale “Art bonus”, previsto quale strumento di trasparenza dalla suddetta legge. Si è ritenuto infatti necessario non solo garantire benefici fiscali, ma anche assicurare una interlocuzione snella e competente con i privati, affinché fossero facilitati i rapporti e superate le possibili barriere burocratiche.

Dal punto di vista del rapporto tra imprese e istituzioni culturali, soprattutto pubbliche, la norma ha rappresentato un veicolo per rafforzare un legame tra imprese basato sulla condivisione di obiettivi e compartecipazione, superando posizioni legate a interessi contrapposti (sfruttamento economico versus tutela).

 

Quale la convenienza per le imprese rispetto alle sponsorizzazioni?

Al riguardo, è opportuno sottolineare che l’Art bonus si pone in un contesto di liberalità, in cui l’eventuale pubblicizzazione del marchio non presuppone la nascita di un contratto a prestazioni corrispettive, quanto piuttosto il riflesso indiretto di un atto di mecenatismo dell’impresa.

Se la finalità pubblicitaria fosse prevalente, > l’impresa dovrebbe ponderare la convenienza e l’efficacia di strumenti diversi, quali ad esempio la sponsorizzazione dei beni culturali che, peraltro, pone questioni fiscali specifiche soprattutto in ordine alla qualificazione della spesa sostenuta (pubblicità o rappresentanza).

Premesso, quindi, che per la loro natura sponsorizzazioni e Art bonus non sono direttamente confrontabili, a titolo puramente esemplificativo si può comunque affermare che il credito d’imposta pari al 65% delle erogazioni liberali produce un beneficio fiscale molto superiore a quello della deducibilità prevista per le sponsorizzazioni.

 

Il Mibact ha mostrato una grande apertura rispetto ai privati. In futuro ritiene possibile estendere la disciplina anche alla tutela dei beni privati?

Il circoscrivere inizialmente la norma a beni e istituti pubblici ha reso più “semplice” l’identificazione di un credito d’imposta e la sua copertura finanziaria. Credo comunque che siamo solo all’inizio e che i risultati ottenuti portino sicuramente a un graduale allargamento dei confini di applicazione della norma.

 

Quale prospettiva per lo strumento: solo tutela e valorizzazione del patrimonio o anche promozione e sviluppo dell’arte contemporanea e quindi uno sguardo al patrimonio futuro?

C’è una grande attenzione all’arte contemporanea e sicuramente, se vogliamo assicurare lo sviluppo della produzione culturale, non dobbiamo solo tutelare il patrimonio del passato, ma sostenere la creazione di quello che diventerà il patrimonio del futuro.

Attualmente la norma può agevolare questo aspetto solo attraverso il sostegno a istituzioni museali pubbliche, ma, come già ribadito, sono certa che ci saranno margini di ampliamento dell’ambito di applicazione. Adesso la priorità era la stabilizzazione della norma avvenuta con la legge di stabilità 2016: su questo si potrà costruire per allargarne l’attuazione in una cornice strategica ampia di tutela, valorizzazione e sviluppo del patrimonio culturale.

 

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