
Dopo oltre vent’anni di negoziati, l’accordo tra Unione Europea e Mercosur entra finalmente nella fase decisiva. Sabato, ad Asunción, l’UE e Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay hanno firmato formalmente l’intesa, sbloccando uno dei dossier commerciali più rilevanti della politica commerciale europea.
La firma segue il via libera del Consiglio dell’UE e avvia ora il percorso di ratifica e attuazione. Per le imprese europee – e italiane in particolare – si tratta di un passaggio di forte valore strategico, che crea un quadro più stabile e prevedibile per operare in un mercato di oltre 270 milioni di consumatori, storicamente caratterizzato da barriere tariffarie e regolatorie elevate.
Meno dazi, più competitività
Il cuore economico dell’accordo è la riduzione dei dazi. Il Mercosur eliminerà progressivamente le tariffe sul 91% delle importazioni dall’UE, mentre l’Unione farà lo stesso sul 95% dei prodotti provenienti dall’America del Sud, con periodi transitori fino a 15 anni per i settori più sensibili.
Oggi il Mercosur applica dazi fino al 35% su macchinari, veicoli e componenti e fino al 20% su chimica e farmaceutica. La loro riduzione può tradursi in un vantaggio competitivo immediato per l’industria manifatturiera europea, riducendo i costi di accesso ai mercati e aumentando la certezza delle regole del gioco. Secondo le stime della Commissione europea, l’accordo potrebbe far crescere le esportazioni UE verso il Mercosur fino al 39%.
Un’opportunità concreta per l’Italia
Per l’Italia, il Mercosur è già oggi un partner strategico. Nel 2024 l’interscambio di beni ha superato i 13 miliardi di euro, con un saldo commerciale positivo. L’81% degli scambi riguarda beni industriali, che rappresentano il 94% dell’export italiano verso la regione.
I benefici attesi riguardano soprattutto macchinari e apparecchiature, automotive e componentistica, chimica e farmaceutica, tessile e abbigliamento. L’accordo apre inoltre nuove prospettive nei servizi e negli appalti pubblici, settori finora difficilmente accessibili, con potenziali ricadute positive per ingegneria, finanza e servizi digitali.
Sul fronte agroalimentare, l’intesa rafforza la tutela della qualità europea: sono riconosciute 344 Indicazioni Geografiche UE, di cui 57 italiane, un elemento chiave per difendere il valore delle produzioni tipiche sui mercati sudamericani.
Un accordo a due velocità
Dal punto di vista istituzionale, l’accordo è costruito su un’architettura a due livelli. L‘Accordo commerciale interinale, che riguarda materie di competenza esclusiva dell’UE, potrà entrare in vigore più rapidamente dopo l’approvazione del Parlamento europeo e del Consiglio. L’Accordo di partenariato più ampio richiederà invece anche le ratifiche nazionali degli Stati membri. Questa impostazione mira a evitare ritardi e a consentire alle imprese di beneficiare prima delle riduzioni tariffarie e delle nuove regole commerciali.
Non mancano tuttavia elementi di incertezza. Al Parlamento europeo è in discussione questa settimana una mozione per deferire l’accordo alla Corte di giustizia dell’UE per un controllo di legittimità, che potrebbe rallentare l’iter. Si tratta di un passaggio politico delicato, che sarà determinante per i tempi di entrata in vigore dell’intesa.
Una leva strategica in un mondo che cambia
In un contesto di crescente competizione geoeconomica e di frammentazione degli scambi globali, l’accordo UE-Mercosur rappresenta per l’industria italiana una leva concreta di crescita e di posizionamento strategico nelle catene del valore. La firma di Asunción segna un punto di svolta: la sfida ora è trasformare l’intesa politica in benefici reali e rapidi per le imprese.

