
La competitività delle filiere produttive non si misura più solo in termini di output industriale. Nell’era della conoscenza aumentata, a fare la differenza sono la capacità di generare, condividere e proteggere saperi lungo le catene del valore. A certificare questa consapevolezza è 4.Manager che, attraverso il suo 7° rapporto, ha scattato una fotografia chiara e articolata dello stato delle filiere italiane e delle sfide che le attendono.
In “Le filiere produttive nell’era della conoscenza aumentata”, studio che chiarisce come le filiere italiane valgano al momento 2.600 miliardi di euro, poco meno di 500 miliardi di export ed oltre 17 milioni di occupati, si comprende pure quali siano le aree su cui puntare con decisione, accelerando processi ormai non più differibili. Tra questi spicca la necessità di dare impulso all’utilizzo dell’IA – in Italia ferma all’8,2% rispetto al 13,5% in ambito UE – nelle dinamiche produttive e, allo stesso tempo, provare ad aumentare le competenze digitali di base (45,8% contro il 55,6% UE).
“Il nostro sistema produttivo ha gli asset per abitare il futuro: creatività, tecnologia, filiere che generano valore – spiega il presidente di 4.Manager Stefano Cuzzilla –. Ma nella quinta rivoluzione industriale la competitività cresce solo se questi asset si parlano. Quando saperi e competenze circolano, il sistema diventa generativo, non estrattivo: entra uno e può uscire mille. È la logica dell’impresa 5.0: dobbiamo rafforzare le leve che la alimentano, dalle politiche di filiera alla cultura d’impresa, dalle piattaforme condivise a una leadership capace di integrare persone e tecnologie. In questo modo l’AI diventa un vero moltiplicatore di crescita e posiziona il nostro Paese tra i protagonisti della competizione globale nella nuova economia della conoscenza”.
Dal rapporto reso pubblico da 4.Manager si comprende anche che la cultura di filiera non può assolutamente essere considerata come un lascito del passato, ma ha invece un ruolo fondamentale nei processi di adattamento al futuro. In questo contesto le imprese capofila rivestono il ruolo di hub strategici del sistema, oltre a definire la direzione da prendere, diffondere standard, accelerare in termini di innovazione e, da ultimo, riescono ad accrescere ulteriormente la qualità dell’intera catena di valore.
E mentre nella lettura dei dati che escono dal report si coglie l’importanza del tema della governance dell’AI in ottica di cybersicurezza, altrettanto centrale risulta il fatto che quasi un’impresa su quattro sottolinei come gli aspetti etici legati all’intelligenza artificiale rappresentino ancora un ostacolo alla sua adozione. Il rapporto, poi, si sofferma sul ruolo che dovranno necessariamente assumere i manager nel futuro prossimo per essere in grado di “orchestrare la conoscenza”, passo fondamentale per dare forma concreta a figure professionali capaci di leggere i cambiamenti, connettere competenze eterogenee e trasformare dati, tecnologie e saperi in direzione strategica.
Progetto che, per il presidente di 4.Manager, non può che passare per la messa a terra di alcuni concetti basilari.
“Sostenere l’evoluzione del Made in Italy significa affrontare una nuova fase competitiva che richiede una vera cultura di filiera, politiche industriali innovative di Sistema e un dialogo istituzionale più solido. Una direzione pienamente coerente con la mission di 4.Manager, che punta a diffondere cultura d’impresa e a rafforzare le competenze necessarie a far crescere le filiere come ecosistemi integrati”.

