
Venticinque milioni di euro di fatturato nel 2024, cento dipendenti e una presenza internazionale che vale l’80% del giro d’affari. Il Gruppo Ferwood, con quartier generale a Pollenzo, in provincia di Cuneo, è oggi una realtà di riferimento nella rigenerazione dei macchinari per la lavorazione del legno.
Nato nel 1980 dall’intuizione del fondatore Luigi Rossi, il gruppo ha trovato negli anni Duemila un nuovo slancio grazie alla seconda generazione – Federica, Edoardo e Riccardo – che ha trasformato un patrimonio artigianale di competenze in un modello industriale fondato su know how tecnico, internazionalizzazione ed economia circolare.

Sede Ferwood Pollenzo (CN)
Un percorso costruito sulla specializzazione nella rigenerazione dei macchinari, ma anche su competenze evolute negli accessori e nella falegnameria, che hanno consentito all’azienda di affermarsi oltre i confini nazionali, valorizzando al contempo un approccio fortemente orientato alla sostenibilità.
«Se nei primi anni l’azienda familiare si limitava all’acquisto e alla rivendita di macchine per la lavorazione del legno, in seguito siamo andati nella direzione della rigenerazione», spiega l’amministratore delegato Riccardo Rossi. «Abbiamo iniziato a occuparci di macchinari di diversi marchi presenti sul mercato, sviluppando un modus operandi che si è rivelato particolarmente apprezzato dai clienti, non solo in Italia».
Fin dall’inizio il Gruppo piemontese ha puntato ad ampliare il proprio raggio d’azione all’estero, un progetto che ha portato all’apertura di cinque filiali negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Francia, Spagna e Polonia. «L’idea è sempre stata quella di internazionalizzare l’impegno commerciale per seguire da vicino i mercati locali, con un business model articolato e grande attenzione ai dettagli. Uno sforzo che oggi ci consente di registrare una quota export pari all’80% del fatturato complessivo».
Grazie a un programma strutturato di ricondizionamento, Ferwood è in grado di riportare i macchinari a condizioni prossime al nuovo sotto il profilo meccanico, aggiornandone al contempo le prestazioni tecnologiche secondo standard elevati.
«È un lavoro dinamico, basato sul problem solving, che riesce ad attirare anche le nuove generazioni», chiarisce Rossi. «Cerchiamo competenze tecniche alte e accogliamo giovani motivati provenienti dagli istituti tecnici, interessati a un’attività non ripetitiva. Il turnover è contenuto e il personale, composto da una decina di diverse nazionalità, tende a rimanere a lungo in azienda».
L’impegno del Gruppo Ferwood è interamente orientato all’applicazione dei principi dell’economia circolare, che rappresentano il cuore del modello di business. «La clientela ci sceglie non solo per il prezzo, ma perché siamo sostenibili», sottolinea Rossi. «Soprattutto i grandi player non possono prescindere dal collaborare con aziende che rispettano in modo concreto determinati parametri ambientali».

Stabilimento Ferwood
Lo scorso 5 novembre, la Pmi di Pollenzo ha ricevuto a Ecomondo, evento di riferimento per la green e circular economy, un riconoscimento nell’ambito del Premio Sviluppo Sostenibile 2025 per i progetti legati all’economia circolare. Un attestato che valorizza processi produttivi capaci di generare benefici ambientali ed economici.
«La rigenerazione di un macchinario, evitando una nuova produzione, comporta un risparmio di CO₂ compreso tra il 40 e il 50% rispetto al nuovo. Recuperiamo macchine destinate alla rottamazione per riutilizzarne componenti e accessori nel processo di revisione: è questo uno degli elementi che ha motivato il conferimento del premio».
Guardando al futuro, il Gruppo Ferwood intende formalizzare partnership con aziende tecnologiche del settore per rafforzare ulteriormente il proprio know how. «Vogliamo sviluppare macchine sempre più customizzate, rispondendo alla richiesta di linee produttive non solo revisionate ma profondamente rigenerate. Abbiamo lanciato la linea Customized, su cui abbiamo lavorato nel 2025, convinti che ci permetterà di guadagnare ulteriore spazio in un settore sfidante come il nostro, puntando su competenze e tecnologie», conclude Riccardo Rossi.

