La Camera di commercio cinese insorge verso il piano di reindustrializzazione dell’Europa (Iaa), approvato lo scorso 4 marzo in Commissione europea e pensato per rafforzare l’industria del blocco. La regola del “Made in Europe” produrrebbe, per il ministero, una “discriminazione sistemica” e danneggerebbe gli interessi delle aziende cinesi.
Citato dalla presidente Ursula von der Leyen a luglio, dovrebbe trattarsi di un’iniziativa di ampio respiro per incanalare gli investimenti nelle infrastrutture e nell’industria da proporre entro i primi 100 giorni del secondo mandato. Non è ancora chiaro l’eventuale collegamento alle indicazioni del rapporto Draghi. Fra le misure, Confindustria auspica una forte semplificazione e una riduzione degli oneri burocratici per le Pmi
Nel contributo del professor Schlitzer di questo mese si tirano le somme dell’anno che sta per concludersi. Un bilancio, quello del 2019, tutto sommato positivo con previsioni di un consolidamento della ripresa per il prossimo anno. Fondamentale, però, non abbassare la guardia sul contesto internazionale e sulle misure che consentirebbero di mantenere sul nostro territorio le imprese multinazionali e di contrastare il calo dell’industria