Senior Partner Poliedros Management Consulting
La carenza di competenze non si risolve solo assumendo nuove risorse: per le Pmi la vera sfida è attrarre, trattenere e valorizzare i talenti già presenti. In un mercato del lavoro sempre più ristretto, il vantaggio competitivo nasce dalla capacità di trasformare il capitale umano in crescita, innovazione e continuità aziendale.
Il rapporto Bpifrance Le Lab ribalta un luogo comune sulle pmi: la piccola dimensione delle imprese italiane non è necessariamente sintomo di fragilità. È anche una forza quando si traduce in specializzazione, prossimità al cliente e capacità commerciale.
Le aziende sono chiamate a fare una scelta. Possono continuare a considerare la gestione delle risorse come un tema amministrativo o emergenziale, oppure occuparsi di questo aspetto come un’infrastruttura strategica della competitività. Secondo Gallup, la mancanza di engagament delle risorse non è un dettaglio: corrisponde a circa 10 trilioni di dollari in produttività persa, pari al 9% del Pil globale.
Non esistono più stili e modelli di comportamento validi per tutte le stagioni. Oggi l’IA permette di potenziare le proprie capacità grazie alla molteplicità dei dati a disposizione, rendendo i processi decisionali più accurati. Questo non significa diventare succube dei numeri, ma adottare rigore nelle scelte. Senza dimenticare che “guidare attraverso l’esempio” resta la strada maestra per innovare la cultura organizzativa
I tempi che viviamo sono ricchi di incognite e prendere le decisioni più adeguate per le proprie imprese sta diventando complicato. Alcune competenze, a partire dal pensiero critico e da una maggiore conoscenza delle relazioni internazionali, sono ancora più necessarie e vanno potenziate. Imprescindibile, ormai, coltivare un mindset digitale: la dimensione dell’azienda non giustifica l’inazione
Occorre ragionare all’insegna della digitalizzazione e, nel caso delle imprese manifatturiere, abbinare servizi ai beni prodotti. Imprescindibile è l’attenzione alla supply chain con lo scopo di prevenire inefficienze o danni reputazionali. Infine, i principi del lean management e dell’approccio agile possono aiutare a rivedere e migliorare i processi organizzativi interni
Non c’è solo una generica resistenza al cambiamento, ma una difficoltà oggettiva ad accettare la dimensione smaterializzata dell’azienda. Il modello misto, infatti, mette a nudo il grado di cooperazione fra le persone: un aspetto che non può essere imposto top down, ma è frutto di un investimento nella cultura organizzativa
Non c’entrano soltanto le legislazioni, nazionali e internazionali, sempre più complesse, ma anche tutti quegli aspetti che riguardano le relazioni fra gli Stati, inclusi i conflitti militari. Con la differenza che rispetto al passato il livello di interdipendenza dei processi economici e produttivi è diventato irreversibile. Qualche riflessione e un suggerimento per navigare in queste acque incerte
I dubbi che arrivano da oltre Atlantico o che sono stati alimentati da alcune rigidità della precedente legislazione europea non devono distogliere gli imprenditori dal fatto che la ricerca di uno sviluppo sostenibile è una tendenza irreversibile. La riduzione delle risorse naturali, i cambiamenti climatici e la ricerca di nuovi modelli di consumo caratterizzano il nostro tempo e chiedono un ripensamento di prodotti e processi produttivi
Negli ultimi anni le variabili che un imprenditore è chiamato a considerare si sono triplicate. La parola rischio è onnipresente, spesso accompagnata da un senso di frustrazione per politiche pubbliche poco attente a sostenere il settore manifatturiero. Per questo bisogna aggiornare il proprio modello operativo, rivedendo obiettivi e priorità – sia nella gestione del tempo che delle energie personali – e stimolando una partecipazione fattiva e convinta da parte dei collaboratori alle nuove strategie