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Aprile 2017 - © L'Imprenditore

La contraddizione apparente

di Carlo Robiglio

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Sarà un caso, o forse no, ma da quando è esploso il tema di Industria 4.0 si è tornati a parlare di capitale umano. Una contraddizione? Solo in apparenza.

Tocchiamo con mano l’ingresso di un insieme di tecnologie informatiche ed elettroniche che dotano le macchine di nuove funzioni; macchine che dialogano fra loro, si dice spesso, quasi a dipingere uno scenario apocalittico dal quale l’uomo è totalmente escluso. Invece non è affatto così perché ciò che si ottiene da queste nuove funzioni – ad esempio, dati sulla qualità del prodotto o sul processo di lavorazione – va interpretato e usato. Da chi, se non da persone capaci di “leggere” questa novità strutturale a cui il sistema produttivo sta andando incontro?

Ecco che allora parlare di capitale umano diventa fondamentale perché ciò che si richiede, non solo nell’industria ma in moltissimi altri settori, è la capacità di affrontare situazione complesse. Non c’è alcun titolo di studio che possa preparare un individuo a questo scenario in maniera definitiva; non c’è semplicemente perché la realtà cambia e la formazione è un processo continuo. Quella che va coltivata, dunque, è l’attitudine ad apprendere, una curiosità che non si trasforma in acritica accettazione del nuovo, ma è capace di mettere a frutto l’esperienza pregressa e di rigenerarla con il nuovo sapere.

A Forlì, seconda tappa del nostro ciclo di seminari “Orizzonte 2030”, abbiamo parlato proprio di questo,

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