Dolomiti
Dolomiti
Dolomiteliquigas
Menu
 

Seguici su

 


Maggio 2017 - © L'Imprenditore

Indispensabile strumento di crescita

Intervista a Bruno Scuotto, Presidente Fondimpresa - di Rebecca Biffignandi

Condividi articolo

Due miliardi e mezzo di euro negli ultimi dieci anni per rinnovare le competenze in decine di migliaia di aziende.

Questo è, in tre numeri, Fondimpresa, il Fondo interprofessionale di Confindustria, Cgil, Cisl e Uil, di cui Bruno Scuotto è stato appena nominato presidente. Napoletano, con 30 anni di impegno associativo culminato nel ruolo (tuttora ricoperto) di vice presidente Piccola Industria con delega a education e formazione, Scuotto trova nel nuovo incarico continuità e convergenza tra l’esperienza nel mondo delle pmi e quella della formazione in azienda, di cui è, nel pensiero e nei fatti, convinto sostenitore.

 

Con quali obiettivi inizia la sua esperienza alla guida del fondo?

Conosco il fondo da sempre, anche come imprenditore, ma ci sono dentro da poco. Questo poco tempo mi è bastato per rendermi conto ancora di più di quanto Fondimpresa sia uno degli asset più importanti che Confindustria ha, capace di essere concretamente utile alle imprese – associate e non – e di farsi, così, polo di attrazione verso il sistema confindustriale.

In questi anni è stato, va detto, l’unico soggetto vicino alle aziende che avevano bisogno della formazione per realizzare la loro volontà di crescita, offrendo tipologie di finanziamento diverse e funzionali, possibilità di gestione autonoma e diretta di risorse e attività, impulsi verso l’avanguardia del mercato.

È così che sono stati realizzati oltre 100mila piani formativi efficaci e mirati, per la maggior parte in piccole e medie imprese. Ed è significativo che di due miliardi e mezzo di finanziamenti oltre un miliardo sia stato dedicato agli obiettivi della competitività e innovazione. Per questo è paradossale che ci sia ancora una parte di aziende associate a Confindustria che non è iscritta al fondo.

 

Da quanto tempo la sua azienda è iscritta?

Dal 2006 e fin da allora ha utilizzato tutti gli strumenti disponibili, trovando la flessibilità e, >
quando necessario, la possibilità di ricorrere a un supporto organizzativo esterno che, soprattutto per una impresa medio-piccola, sono fattori indispensabili per interventi formativi che abbiano insieme la massima efficacia e il minor impatto possibile sul ritmo produttivo.

 

Risorse, strumenti flessibili, autonomia di gestione. Di quali altri fattori hanno bisogno le imprese, oggi, per avvalersi della leva della formazione?

Il fondo, per la sua prossimità al Sistema associativo, perfeziona o crea le soluzioni più idonee alle esigenze dei settori e del territorio. Le imprese sono ancora in bilico tra nuove opportunità e ostacoli strutturali – la burocrazia e la pressione fiscale i più pesanti – e in questo quadro sostenere l’economia diffusa è un obiettivo prioritario.

Proprio in queste settimane stiamo riproponendo, con due nuovi Avvisi, lo strumento dei contributi aggiuntivi alle risorse accantonate che ogni azienda può spendere direttamente, proporzionali al numero dei dipendenti.

La speranza è che risorse aggiuntive possano arrivare alle aziende, in complementarietà con le nostre, anche dalle istituzioni locali.

Il fondo, novità recentissima, si farà carico del pagamento dei crediti ai fornitori di formazione, per sgravare le aziende dall’onere di anticipare somme. Abbiamo incrementato in modo consistente l’ultimo finanziamento di 72 milioni per corsi sulla competitività, con 84 milioni già assegnati e altri 36 in aggiudicazione.

Ma vogliamo continuare a declinare la formazione in entrambe le sue accezioni: lo scatto in avanti per cogliere nuove opportunità e il riscatto e la rinascita da condizioni di debolezza.

 

Allude alle politiche attive del lavoro?

Sì. L’auspicio è di poter intervenire in modo ancora più incisivo. Oltre alla riqualificazione dei lavoratori di aziende in cassa integrazione, che è partita nel 2009 e alla quale abbiamo specificamente dedicato finora 120 milioni di euro, abbiamo attivato nel 2016 finanziamenti per la formazione di nuovi assunti o di disoccupati che le aziende intendono assumere. Anche in questo caso, in pochi mesi si è reso necessario aumentare le risorse, per le pmi del Nord e del Sud, perché i progetti arrivano numerosi e di qualità.

Ma l’ambizione è di contribuire con esperienze ancora più ampie, come quella dell’Avviso 2/2010 per la riconversione dei lavoratori in mobilità, che riportò al lavoro il 55% delle persone formate.

Oggi le liste di mobilità, e il relativo fondo, non esistono più e non sono stati sostituiti da altri strumenti. C’è necessità diffusa; molto dipende dal raggio di azione che il ministero del Lavoro ci concederà.

La chiusura di tante aziende, legata ai periodi di crisi, e il rapido invecchiamento delle competenze, che invece è una costante destinata a presentarsi con ritmi sempre più celeri, richiedono interventi intensivi e qualificati sulle risorse umane e il fondo più importante d’Italia non può non interessarsi fattivamente a un problema così delicato.

 

Quindi, in rapporto alle dinamiche economiche, la necessità di formazione è ancora in crescita.

Tutte le prospettive di sviluppo sono vincolate all’innovazione, che ormai si innesta anche nelle aziende più piccole e nelle lavorazioni più tradizionali. E non c’è innovazione senza formazione. Ciò vale ulteriormente per settori come l’economia digitale, i white jobs, la sostenibilità ambientale e l’efficienza energetica, che richiedono competenze specialistiche molto avanzate.

La necessità e, aggiungerei, l’opportunità della formazione è destinata a moltiplicarsi ancora, a fronte, invece, di un sistema che corre seri rischi di indebolimento. Preoccupa, infatti, che l’unica fonte di finanziamento in Italia per la formazione in impresa, quella dei fondi, sia stata equiparata agli organismi pubblici.

Per Fondimpresa, che ha ben presente la propria mission, questo non ha influito sull’atteggiamento, da sempre improntato a trasparenza efficacia e sobrietà di gestione, tanto è vero che ogni anno sono stati effettuati importanti risparmi di spesa e tradotti in maggiori risorse per la formazione. Cambia invece, e molto, l’operatività: c’è un peso consistente di burocratizzazione, ed è paradossale viste le prove di efficienza che Fondimpresa ha fornito.

È vero che il mondo della formazione, in alcuni casi, continua a generare diffidenza. Però le esperienze che funzionano vanno salvaguardate e sviluppate: guai a mescolare percorsi di valore e non, penalizzando i primi per colpa dei secondi.

 

 

limprenditore

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER UE PER LE PMI

Leggi anche