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Aprile 2017 - © L'Imprenditore

Dalla ricostruzione alla rigenerazione

di Vincenzo Lipardi, Segretario generale Città della Scienza

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La città di Napoli, dopo la grande crisi seguita alla deindustrializzazione del secolo scorso, vive una fase di profondo declino, che ha portato al deteriorarsi del tessuto sociale. Se leggiamo i dati di contesto, vediamo che la disoccupazione raggiunge il 25% della forza lavoro, colpendo soprattutto le fasce giovanili, che si vanno diffondendo sempre più precariato e lavoro nero, mentre l’abbandono scolastico raggiunge livelli drammatici, specie nei quartieri più disagiati.Ed infine non va trascurato il peso dell’ economia criminale.

Ma, accanto a queste condizioni di arretratezza, si registrano importanti elementi di modernità e competitività. Il contesto regionale è infatti caratterizzato da sette università, 8.500 scuole, circa 300 centri e laboratori di ricerca di eccellenza oltre a sette Distretti ad Alta Tecnologia. Con le sue 235mila imprese attive nel 2016, Napoli risulta anche essere la terza città più produttiva d’Italia e la quarta provincia italiana per startup innovative.

Il quadro economico napoletano è dunque composto di molte ombre, ma anche di significative luci e, rispetto a questa complessità, i grandi “vuoti” urbani determinati dalla deindustrializzazione devono giocare un ruolo centrale nella rigenerazione della città, a condizione di immaginare e progettare un loro valido piano di riconversione.

La città ha infatti due zone strategiche, orientale e occidentale e quest’ultima ha nell’area ex siderurgica di Bagnoli il suo

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